Read Un amore by Dino Buzzati Online

un-amore

Antonio, uomo di mezz’età appartenente alla Milano bene, si innamora di qualcuno che non potrà mai essere suo: Laide, ragazza giovanissima, che per vivere si vende agli altri. E così Antonio, affogando piano piano nelle sue emozioni, decide di doverla avere solo per sé. Perdendo la propria dignità. Perdendo sicurezza, sonno e vita....

Title : Un amore
Author :
Rating :
ISBN : 9788804555148
Format Type : Paperback
Number of Pages : 262 Pages
Status : Available For Download
Last checked : 21 Minutes ago!

Un amore Reviews

  • Ilenia Zodiaco
    2018-12-01 17:52

    "Sì certo, complessivamente una storia ridicola, una vicenda come tante, banale, storta, comica, meschina. Era tanto semplice capirlo, non poteva che finire così, su, coraggio, buonanotte, a domani, non ne vorrà fare una tragedia spero, raddrizzi il nodo della cravatta piuttosto. Una doverosa risata. Buonanotte.Eppure per lui è forse l’ora decisiva della vita, ed è un inferno".

  • Roberto
    2018-12-11 15:56

    “Un amore” di Buzzati descrive l’universo di Antonio, un cinquantenne architetto ancora solo, immerso nel suo mondo comodo, tranquillo e rassicurante. Fino a quando non incontra Laide, una giovanissima prostituta che lo trascinerà in un vortice di angoscia e gelosia che non aveva mai provato prima.“In tutta la vita non si è mai trovato in una situazione simile. Non si è mai trovato nudo su un letto con gli occhi spalancati su una maschietta di trent’anni più giovane di lui, una puttanella strafottente che per lui non ha ombra di sentimento. Non si è mai trovato a spasimare per una ragazzina che se ne infischia tanto di lui, che non ha neppure bisogno di lui perché come lui potrebbe trovarne a decine, che viene con lui solo perché temporaneamente la cosa le fa comodo. Lui raffinato intellettuale perdersi dietro a un tipo simile. Eppure la strafottente ha qualcosa che in nessun’altra egli ha trovato. C’è qualcosa, nella ragazzuola invereconda, di pulito, di sano e di bello. Cosa? La nuda e triste verità non è invece che lui sta ormai per diventare vecchio e si aggrappa a Laide come l’ultima possibile occasione della giovinezza perduta? Questa cosa bella, sana e pulita non sono forse soltanto i suoi vent’anni, i capelli lunghi neri, i seni da bambina, i fianchi stretti alla Degas, le cosce lunghe da ballerina? Non mentiva a se stesso?”Buzzati riesce a descrivere perfettamente la nascita di un'ossessione, ossia di un sentimento totalizzante che assorbe completamente l'esistenza e domina ogni istante della vita, esponendo anche a situazioni umilianti e a comportamenti contrari a ogni buon senso. Questa passione lacerante del protagonista, non corrisposta, lo porterà ad un lento e inesorabile precipitare, a sopportare degradazioni pur di continuare a godere della compagnia della ragazza, che continuerà a farsi mantenere da Antonio ed a ingannarlo. “Eppure anche a cinquant’anni si può essere bambini, esattamente deboli smarriti e spaventati come il bambino che si è perso nel buio della selva. L’inquietudine, la sete, la paura, lo sbigottimento, la gelosia, l’impazienza, la disperazione. L’amore!Tutta la vita era vissuto senza sospettarne la causa. Tante volte era rimasto in ammirazione dinanzi a un paesaggio, a un monumento, a una piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente, si rendeva conto del segreto.Un segreto molto semplice: l’amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari, le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore.Quanto era stato stupido a non essersene mai accorto finora. Che interesse avrebbe una scogliera, una foresta, un rudere se non vi fosse implicata una attesa? E attesa di che se non di lei, della creatura che ci potrebbe fare felici? Che senso avrebbe la valle romantica tutta rupi e scorci misteriosi se il pensiero non potesse condurci lei in una passeggiata del tramonto tra flebili richiami di uccelli? Che senso la muraglia degli antichi faraoni se nell’ombra dello speco non potessimo fantasticare di un incontro? E l’angolo del borgo fiammingo che ci potrebbe importare o il caffè del “boulevard” o il “suk” di Damasco se non si potesse supporre che anche lei un giorno vi passerà, impigliandovi un lembo di vita? E l’erma cappelletta al bivio col suo lumino perché avrebbe tanto patos se non vi fosse nascosta un’allusione? E a che cosa allusione se non a lei, alla creatura che ci potrebbe fare felici?Quanto meschina sarebbe, di fronte a un grande spettacolo della natura, la nostra esaltazione spirituale se riguardasse soltanto noi e non potesse espandersi verso un’altra creatura.”I due si avvicinano sorprendentemente nel finale, forse per la prima volta, quando lei gli confessa di aspettare un bambino e di volerlo tenere. È l’inizio di una nuova vita?Nel romanzo il protagonista è perfettamente caratterizzato e indagato. È quasi un lungo monologo interiore che consente di comprendere ogni dettaglio della storia tramite gli occhi di lui. Solo alcuni dialoghi con una amica di Laide consentono di capire meglio i pensieri di lei, certamente interessanti:“Sforza un po’ le meningi. Tu sei una ragazzetta che tira avanti alla meno peggio a colpi di marchette. Tu incontri un uomo già anziano che dice di essersi innamorato di te, uno scapolo, mica ricco ma che guadagna bene. E quest’uomo non ti propone mica di sposarti no, perché questo non starebbe né in cielo né in terra. Le convenienze sociali e balle del genere. Lui ti propone di diventare la sua amante fissa e ti offre uno stipendio. Chiede di comprarti, in poche parole. Tu fai i tuoi calcoli, valuti la convenienza e accetti. Lui ti paga e perché lui ti paga tu devi uscire con lui, andare a spasso con lui, andare in letto con lui. Perché ti paga. Per di più è innamorato sul serio, quindi è geloso, sospettoso, noioso. Ma tu non sei la sua donna, sei soltanto l’amichetta clandestina, la piccola mantenuta. Non sei ammessa in casa sua, non frequenti le case dei suoi amici, lui conduce una vita a parte, nella sua vera vita, quella che conta, tu non ci metti il naso. Resa l’idea? E adesso mi sai dire come tu, ragazza, gli puoi volere veramente bene.”È un romanzo, scritto benissimo, su un amore disperato, a senso unico, ma proprio per questo ancora più intenso. Un bellissimo capolavoro, triste, emozionante, magico.

  • Elisa
    2018-12-10 18:39

    C'è un unico tipo di amore che regge: quello non corrisposto. (Prostituta in "Ombre e nebbia" di Woody Allen)Se siete spinti verso questo libro dal desiderio incontenibile di tuffarvi in una storia d'amore hollywoodiana, posatelo e girate al largo. Nonostante i protagonisti siano un borghese in giacca e cravatta e una prostituta, siamo lontani anni luce dalle storie da favola in salsa prettywomanese. Qui dentro c'è un amore che afferrerà la vostra mente come una corda, con le dita la tenderà sempre di più, per poi lasciarla quando i polpastrelli inizieranno a sanguinargli. Il suono prodotto è aspro, fremente, angoscioso all'inizio ma poi, man mano che i secondi passano, lascia nell'aria il ricordo di una nota sempre più lieve e dolce. Con grande soddisfazione posso dire che Buzzati mi ha fregata. E' riuscito a trascinarmi talmente tanto nel tormento dell'architetto Antonio Dorigo da non farmi sospettare minimamente che anche la Laide, la spregiudicata prostituta diciottenne che lo intrappola con le sue infinite bugie, porta sulle spalle un carico di sofferenza non indifferente. Per gran parte dell'intreccio noi siamo Antonio, il suo amore, la sua rabbia, il suo sospetto bruciante. Siamo il suo alter ego: siamo coinvolti dal suo dolore ma, non provandolo fisicamente, siamo in grado di distinguere la realtà dalle sue illusioni. Di fronte alle bugie di Laide non proviamo forse il tormento del suo spasimante, ma sicuramente coviamo una rabbia invincibile nei confronti di quella ragazzetta materialista e ipocrita, attrice di una realtà degradata ma regina dell'ostentazione e dello snobismo. Buzzati ci lega al povero Dorigo che si cruccia e passa il tempo diviso fra la speranza e la contemplazione delle crepe del soffitto della sua stanza, trasposizione della sua stessa vita che si sgretola pagina dopo pagina. Lo fa stilisticamente attraverso periodi scevri di punteggiatura e frasi che si sospendono improvvisamente in un ma. Le speranze di Antonio escono sconfitte da quei ma seguiti dal punto fermo, sono lo schizzo di un alibi che non regge e mai reggerà, Dorigo lo sa benissimo, ma ciò nonostante continua a sperare, anche se l'unica tiepida speranza è tutta fra quelle due lettere. Eppure, alla fine arriva lo schiaffo. L'odiata Laide lascia improvvisamente il posto a una bambina che ancora aspetta di "aprire il pacco regalo della vita", conosce le bellezze che contiene ma non riesce mai a tagliare i nastri che lo tengono chiuso. La sua posizione non le fornisce gli strumenti per farlo. Ed eccola, allora, la Laide, la personificazione della Milano degli anni sessanta. Emersa dai labirinti delle classi popolari, ragazzina che si fa donna e tenta di arrampicarsi sulla scala sociale piantando i suoi affilati artiglietti da cucciolo di belva. Spregiudicata, sì, ma desiderosa di guadagnarsi con le sue mani il roseo futuro che le ragazzine di buona famiglia hanno già davanti, in un pacco regalo già bello che aperto dai loro genitori. Laide è sola e sfrutta per vivere l'unica cosa che le è rimasta per raggiungere la rispettabilità: il suo corpo. E' costretta a farlo, nell'ipocrita Milano in cui una puttana può essere corteggiata ma mai sposata. E' membro di una categoria a parte, separata dalle "persone", privata del diritto di cittadinanza nel mondo perbene. Ed ecco che il povero Dorigo, che la paga mensilmente per averla sua un po' più spesso ma pretende da lei anche l'anima, non risulta poi così povero. Le bugie di Laide sono necessarie per strappare il poco che di lei le resta intonso tra le mani alla furia dell'amante di turno, forse innamorato davvero, forse trasportato da un appetito vagamente più forte del solito. Quello della Laide è un ritratto che cambia luce all'ultimo secondo: gli elementi che prima deformavano la sua figura si intrecciano per decorarne il viso spaurito e intrepido come una corona. Tutto ciò è estremamente spiazzante perché la Laide non ha mai voce in capitolo, rimane protagonista in ombra, marionetta di un mondo solo immaginato da Antonio, abitato solo da gesti meccanici e sentimenti - quando ci sono- sprezzanti e mediocri. La presa di coscienza di Antonio è quella del lettore, che nelle ultime pagine si ritrova a recitare un lucido mea culpa, osservando la dolce Laide addormentata. Non è più serpe, e forse non lo è mai stata. "Un amore" è una guerra lampo. Come tutte, si trasforma in logoramento. La capitolazione può giungere solo ristabilendo i confini che hanno preceduto la scintilla. Ma sono davvero gli stessi?

  • Ginny_1807
    2018-11-21 17:02

    Romanzo greve e ossessivo, nel quale tutto è ambiguo ed equivoco, a partire dalla Milano degli anni Sessanta che fa da sfondo alla storia: sfavillante di lusso, vetrine e attività lucrose, ma rapida a presentarsi grigia, sudicia e squallida non appena si imbocca una via secondaria. La stessa doppiezza si riscontra nei personaggi principali: Dorigo, un maturo architetto all'apparenza irreprensibile che, per timidezza e senso di inadeguatezza con le donne, soddisfa i propri appetiti sessuali con le prostitute; e Laide, giovanissima squillo, con le sue menzogne, i suoi capricci e i meschini sotterfugi. L’amore irrompe inatteso e devastante nella vita di Dorigo alla soglia dei cinquant’anni, annientando l’equilibrio e la dignità di un uomo per natura freddo e calcolatore, ma non il suo falso perbenismo. Le umiliazioni, i sospetti e il tormento di questo sentimento non corrisposto sconvolgono la sua inerte e pallida esistenza, gli levano il sonno e la serenità, ma al tempo stesso lo fanno sentire per la prima volta autenticamente vivo. Buzzati disseziona con puntiglio e grande maestria le pulsioni e gli stati d’animo del protagonista, consegnandoci quella che appare come una crudele vivisezione del sentimento amoroso, in tutta la fragilità e l’angoscia delle sue vane illusioni, ma anche nel magico mistero che lo contrappone alla noia, alla solitudine e al pensiero della morte.

  • Noce
    2018-11-23 14:43

    E tu, sei mai stato facocero o portapacchi?Nel Primo tentativo di una prefazione al suo libro Dell'amore, Stendhal scrisse:"L'amore è simile alla via Lattea in cielo, un insieme risplendente formato da miriadi di piccole stelle, delle quali ognuna è spesso una nebulosa. I libri hanno segnalato quattro o cinquecento dei piccoli sentimenti, tanto difficili da riconoscere, che compongono questa passione, e i più grossolani, e ancora sbagliando spesso e prendendo l'accessorio per il principale."Sostanzialmente d’accordo con quanto dice Stendhal, non posso non notare che c’è un grosso errore già nel titolo del libro di Buzzati. In effetti, ciò di cui si parla, non è tanto l’amore, ma più uno di quei quattro o cinquecento piccoli sentimenti di cui è composto, cioè l’innamoramento, la passione irrazionale che precede la reale conoscenza dell’amato/a, insomma per dirla in breve la scuffia.Fatta questa debita premessa, possiamo accomodarci e partecipare al giochino che Buzzati ha ideato per noi.Tale gioco non richiede facoltà intellettive particolari, potete quindi partecipare numerosi, l’importante è che siate dei tipi pazienti. Trattasi infatti del gioco di società: “Simulazione dell’amico”.Le regole sono le seguenti: se riuscite ad arrivare a fine libro senza snervarvi, vuol dire che siete dei potenziali “buoni amici”, capaci davanti all’innamoramento della vittima che richiede penosamente il vostro aiuto, di fungere alternativamente:- da spalla su cui piangere;- da fustigatore pronto ad adoperare stecchini acuminati per tenere aperti gli occhi dell’innamorato/a, ma ovviamente solo dopo aver levato con un gesto fulmineo i tre etti di prosciutto, posti sulle palpebre della vittima.- da dispensatore di consigli e fini strategie, atte a liberare la vittima dall’ossessione.- da ineccepibile anfitrione, ogni qualvolta la vittima si presenterà a casa vostra improvvisamente e a qualunque ora, con la faccia da terremotato.Se invece non riuscite ad arrivare al termine dell’odissea di Dorigo, allora i casi sono due: o siete dei potenziali “pessimi amici”, o probabilmente siete il modello a cui si è ispirato Buzzati per scrivere il libro. Persone che una volta incastrati nel vortice dell’innamoramento, preferiscono struggersi da soli, negli infiniti mulinelli del dubbio e dell’attesa, della disperazione e della felicità assoluta, del sospetto e delle certezze inconfutabili.E quindi divorati dalla passione incompresa, è probabile possiate scrivere un diario, che magari poi diventerà libro, ed è sempre probabile che qualcuno lo possa leggere. E via che si ricomincia daccapo.Il vostro personale lettore, del vostro personale diario, o più giustamente, lo spettatore dei vostri tormenti, deciderà di nuovo come avete fatto voi con Dorigo, se “ascoltarvi” pazientemente fino alla fine dei vostri lamenti, ove verrà consacrato definitivamente come “migliore amico di sempre”, oppure lanciarvi dalla finestra insieme ai vostri sfoghi da innamorato perso.Io sono riuscita ad arrivare al termine del libro. È vero: a metà ero un tantino esasperata, un po’ perché in fondo si parla di emozioni condivise più o meno da tutti, e insomma, certe cose uno vorrebbe anche dimenticarsele, un po’ perché pensavo che ‘sto tira e molla di felice/triste/indubbiamente disperato/ esponenzialmente felice, potesse durare un centinaio di pagine in meno. Ma una volta chiuso il libro, ci ho ripensato.Perché sarà pur vero, che l’innamorato è noioso da morire, con quegli occhi a forma di cuore, e quelle espressioni imbambolate davanti a qualsiasi cosa veda, che sia una ginestra in fiore o le porte scorrevoli dell’Upim, ma l’innamorato non corrisposto, lui sì che è una vera gatta da pelare.È lui l’innamorato di cui parla Buzzati, lui che non si risolve né a mollare la presa, né a prendere di petto la situazione. È lui che lucidissimo, davanti allo specchio fa un’analisi escatologica del suo orgoglio a pezzi, ed è sempre lui che un minuto dopo, decide che il gioco vale la candela, e che in realtà dieci secondi prima era fuori di senno. È quindi lui, l’innamorato stolto e disperato, che dovete sOpportare e sUpportare.Ed è quindi giusto che Buzzati rivolti come un guanto tutti i malesseri di quel Lui. Per metterci alla prova e vedere se riusciamo a sostenerne il peso. Cioè, se pur messi a parte dei tormenti dell’ormai nostro amico Dorigo (vero che vi sembra di conoscerlo ormai?), accettiamo di vederlo passare dall’estatica condizione di portapacchi che si gode il venticello sul tettuccio della macchina, a quella del facocero iperteso, indigeribile.In fondo è un libro-test: anche perché, detto tra noi, è quasi matematico che in qualche periodo della nostra vita, che sia nel passato o nel futuro, tutti noi siamo stati o saremo, facoceri o portapacchi.Ed è anche quasi matematico che qualcuno ci abbia dovuto o ci dovrà tollerare allo sfinimento. E pensare, che in fondo si tratta solo dell’inizio dell’amore. Perché poi, si sa, il gioco duro, quello viene dopo.

  • Horace Derwent
    2018-11-18 19:49

    once i read this book in chinese in summer, 2010, touched and movedthat chinese title of the book roughly translated as "(with) love in milan"it's a rare gem of modern love story, in par with nabokov and durasmore review to come...

  • Carmo
    2018-11-22 22:52

    Sem o lado fantástico e absurdo de algumas das suas obras, o autor centrou-se desta vez num tema mais terreno e de inspiração inesgotável: o amor. Mas não o amor idealizado pelos românticos; perfeito, infinito, à prova de tudo.É o amor de um homem na casa dos cinquenta que se apaixona por uma rapariga de vinte anos.Laide: jovem prostituta, bailarina clássica no Scala, dançarina do inferno nas salas mal frequentadas das noites de Milão, modelo fotográfico não se sabe bem de quê.Laide: o ar superior de quem sabe o dano que causa nos homens, a arrogância de quem sabe quando os têm na mão, o desdém de quem os despreza.Para António é o renascer para a vida; uma vida que até ali era de solidão e tédio, sem sobressaltos, e que repentinamente sofre uma avalanche que o apanha desprevenido.Em pouco tempo vê-se envolvido numa relação mirabolante pontilhada por mentiras e enganos, e é ver como um homem maduro se perde neste teia, incapaz de lidar com a realidade, preferindo abrigar-se em ilusões para não enfrentar a verdade.A maneira como é enganado e explorado, a permanente suspeita sobre a conduta da amante e a forma desdenhosa como é tratado por ela, humilha-o, mas a dependência daquele amor doentio não permite ausências, e assim, engole o sofrimento e paga com dinheiro e orgulho por umas horas de atenção deficiente.Mas o livro também nos mostra o outro lado da moeda; o das raparigas que se prostituem. Se se vendem é porque alguém as compra e se as compram é porque são jovens e bonitas. Se enganam e exploram os clientes é porque sabem que uma vez perdida a beleza serão esquecidas, afinal, nenhum deles as leva a conhecer a familia, ou lhes oferece um futuro digno.O trunfo deste romance está precisamente em abordar um tema tão corriqueiro e transforma-lo numa passível análise de sentimentos e comportamentos muitas vezes contraditórios.É genial como Buzzati explora a fragilidade humana perante a solidão e a perda, a angústia com que se reconhecem as oportunidades perdidas, a impotência frente ao inevitável, e como tudo isto pode colocar-nos num patamar onde uma linha muito tenue separa o prazer da dor, a dignidade da humilhação, o amor do ódio.De Buzzati só espero o melhor: escrita magnífica e histórias de arrebatar. Um Amor não desiludiu; só me apetece voltar atrás e lê-lo outra vez.

  • Hakan T
    2018-11-27 15:03

    Daha çok Tatar Çölü'yle tanınan Buzzati'den okuduğum ilk kitap. Yayınlanan (1963) son romanıymış. Londra'da bir sahafta 1964 tarihli İngilizce tercümesinin ilk baskısından temiz bir örneğini uygun fiyatta görünce almıştım. İyi haber: Can Yayınları önümüzdeki günlerde Bir Aşk başlığıyla yeni bir Türkçe tercümesini basıyormuş. Yıllar önce bizde basıldığından da haberim yoktu.Kitap, 49 yaşında orta halli bir burjuva erkeği olan Antonio'nun 20 yaşındaki fahişe Laide'ye olan tutkulu ve karşılıksız aşkı üzerine. Bu ilişkide adamın kendisine olan zaafını kızın fütursuzca, acımasızca sonuna kadar kullanması, adamın da bu süreçteki enayiliği veya zayıflığı, okurken sabrınızı, sinirlerinizi zorlayabilir, biraz klişe de gelebilir. Bu yönüyle biraz Lolita'yı andırıyor. Bu katlanılması zor ilişki içinizi sıkarken romanın son kısmı - en azından benim için - sürpriz bir şekilde evriliyor, müthiş bir burjuva değerleri eleştirisine, kadına yönelik klasik erkek bakışının yerle bir edilmesine dönüşüyor. Tabii böyle bir ilişki sonrası varılan bu değerlendirme herkese ikna edici gelmeyebilir. Son kısımlardaki Laide'nin yine bir fahişe olan arkadaşı Peria ile Antonio arasındaki diyalog kitabın en çarpıcı bölümlerinden. Kitabın bir diğer kahramanı da, özellikle bireysel sorunların ötesinde toplumsal hayatın iyi ve kötü yönleriyle devam ettiği vurgulanan bölümlerdeki Milano şehri.

  • Dolceluna
    2018-11-16 15:01

    Lui, Antonio Dorigo, architetto cinquantenne di buona posizione, è il classico pesce lesso timido e impacciato, che non ci si fare, a livello sociale e relazionale, con le donne.Lei, Adelaide detta Laide, è una ragazzina di diciotto anni, libertina, civettuola, furba, che balla alla Scala e lavora in una casa d'appuntamenti. E' proprio qui che questi due mondi così distanti e così diversi si incontrano, e Antonio perde completamente la testa: dietro il compenso di un fisso mensile diventa l'amante di Laide e la segue ovunque assecondandola in ogni suo piccolo capriccio, come un cagnolino, mentre lei, ben consapevole di averlo in pugno, sfrutta la situazione a suo vantaggio, interessata solo ai soldi e alla sua comodità. Più si prosegue la lettura più viene voglia di scrollare Antonio, di schiaffeggiarlo violentemente per risvegliarlo alla realtà, con la quale pare avere perso contatto. Ma lui resta lì imbambolato, ingannato, intrappolato, impotente. Innamorato. Intenso e penetrante, "Un amore" è la storia di un'ossessione, di una passione morbosa, malata, soffocante, che diventa labirinto senza via di fuga. Ma è anche un racconto di drammatica intensità emotiva, e una bella riflessione sulla rispettabile e benpensante società borghese che pare predicare bene e razzolare male, o meglio, non razzolare affetto (emblematico il disorso fatto ad Antonio da un'amica di Laide e il cui succo è :"Se tanto ne sei innamorato, perchè non la fai entrare veramente nella tua vita, presentandola alla tua famiglia e ai tuoi amici?"). Meravigliosa la scrittura di Buzzati, perfetta nel comunicare l'ossessione del protagonista (attraverso il ricorso alle tecniche narrative novecentesche del flusso di coscienza che danno origine ad alcune pagine di frasi ininterrotte) e nel ricreare quelle atmosfere della Milano degli anni '60, così sfuggevoli, frenetiche e apparenti, come la stessa Laide; azzeccata poi la copertina degli oscar Mondadori, un disegno dello stesso Buzzati, una creatura disperatamente risucchiata dai vortici della terra, così come Antonio è disperatamente risucchiato dalle sue angosce e dai suoi pensieri. Una storia realistica, una bellezza letteraria di grande intensità, un vero e proprio gioiello.

  • S©aP
    2018-12-09 20:44

    Dietro a ogni sogno surreale, c'è la crudezza della realtà. Denunce e desideri di un animo sensibile si infrangono contro l'ineluttabilità delle cose; e del tempo. Perché il tempo è di tutti, ma ognuno ha il proprio. Splendido romanzo, per chi non ha paura.

  • Simona Bartolotta
    2018-11-27 20:46

    "L'amore? E' una maledizione che piomba addosso e resistere è impossibile."Ci sono libri di cui potresti parlare all'infinito, e libri invece che arrivi all'ultima pagina e capisci perfettamente che bé, quello è un libro che non ha bisogno di commenti, se non 'bello' o 'brutto' (varie sfumature comprese). Sono libri dei quali non puoi dire niente, perché sai che ogni parola sarebbe superflua. La cosa, naturalmente, è soggettiva: mentre per me non c'è bisogno di scrivere poemi per commentare questo romanzo, un'altra persona potrà sentire il bisogno di parlarne pure, che ne so, al fruttivendolo sotto casa sua. E' una cosa perfettamente normale.E' per questa ragione che il mio commento sarà breve, sebbene non molto chiaro.Già dalle prime pagine, si intende che questo di Buzzati è un romanzo verso il quale o proverai amore o proverai odio -da non ignorare tuttavia il fatto che nel corso della lettura tra questi due sentimenti si svolgerà dentro di te una furiosa lotta nella quale uno dei due cercherà prepotentemente di spodestare l'altro. Il mio è un sentimento diverso: Un amore mi è piaciuto e non mi è piaciuto allo stesso tempo, e potreste pensare che questa affermazione sia in contrasto con quanto ho detto prima, ma forse prima avrei fatto meglio a dire che è un romanzo che in ogni caso non ti lascia indifferente, e stavo per scriverlo infatti, ma poi ho pensato che non rendeva bene l'idea (le mie, di idee, invece, a quanto potete vedere sono chiarissime. Ma figuriamoci). Diciamo che Buzzati sa come coinvolgere sentimentalmente.Diciamo che non mi è piaciuto lo stile, non mi è piaciuto il suo cambiare soggetto in mezzo ad un periodo, il suo usare diversi tempi verbali nella stessa frase, i suoi flussi di coscienza messi lì dove non c'entravano nulla. Diciamo che non mi sono piaciuti neppure i personaggi. La storia forse un pochino.Diciamo che il commento doveva essere estremamente breve e voi vorreste urlarmi in faccia "ma ci dici allora perché cavolo hai dato quattro stelline se non ti è piaciuto quasi nulla, o benedetta ragazza?"E diciamo pure che io, con un classico sorriso ebete, vi rispondo "non ne ho idea. So solo che nel complesso se l'è meritate, queste quattro stelline".

  • arcobaleno
    2018-11-29 20:00

    "Splendido romanzo, per chi non ha paura"Una lettura che sconvolge, attanaglia, toglie il respiro. Perché è amore ossessivo, è un'angoscia e un'onda nera che ti solleva e ti sprofonda a singhiozzi. E mi sono lasciata coinvolgere fino a soffrirne perché, come dice ScaP nel suo commento, è uno "splendido romanzo, per chi non ha paura". Ecco dove è rimasta la quinta stellina!Non c'era che lui. Tutti gli altri dormivano. Tutti gli altri non sapevano.

  • Rosalba
    2018-12-12 21:50

    [...] E non ha provato rimorso o vergogna, semplicemente ha ricominciato a respirare e a vivere.Ci sarebbe molto da dire su questo romanzo, ma credo che la cosa migliore sia leggerlo. Bellissimo.http://youtu.be/trwPKqp3sig

  • Anastasia
    2018-11-20 14:48

    "Erano gli sparsi brandelli di un ritratto che Antonio non riusciva a decifrare. Cose tristi, miserabili, abbiette forse. Pensandoci, non ne usciva che una figura squallida, meschina, aggrappata avidamente alle più povere illusioni dei rotocalchi deteriori. Era buona? Era generosa? Aveva luce? No. Più Antonio ci si consumava col pensiero più Laide risultava un problema disperato. Disteso in letto, per lunghe ore Antonio fissava sul soffitto due screpolature dell'intonaco a forma di 7, stranamente simili. In queste fessure irregolari si concentrava la sua ossessione e patimento. Le parole, i gesti, le facce di lei gli ritornavano dinanzi mentre egli contemplava le due sottili crepe immobili sopra di lui, beffarde, maligne, piene di filosofia. Si ripeteva, parola per parola, ciò che lei gli aveva detto, esclamazioni, cose stupide e banali, barzellette, ricordi di quando era bambina. Tutto sembrava congiurare nel definirla una ragazzetta sciagurata, perduta nel potente flusso della città che trascina via uomini e donne, di giorni in giorni, e li divora. Dio, perché la amava così? Perché non ne poteva fare a meno? Che cosa gli poteva dare? tutto sembrava rispondere di no, che Laide per lui non poteva essere altro che umiliazione e rabbia, che da quella parte si spalancava la rovina.Eppure, in quella svergognata e puntigliosa ragazzina una bella risplendeva ch'egli non riusciva a definire per cui era diversa da tutte le altre ragazze come lei, pronte a rispondere al telefono. Le altre, al paragone, erano morte. In lei, Laide, viveva meravigliosamente la città, dura, decisa, presuntuosa, sfacciata, orgogliosa, insolente. Nella degradazione degli anni e delle cose, fra suoni e luci equivoci, all'ombra tetra dei condomini, fra le muraglie di cemento e di gesso, nella frenetica desolazione, una specie di fiore."Credo che sia proprio arrivato il momento di confessarvi il segreto dei segreti, di quelli che non si dicono per pudicizia, di quelli che si cercano di seppellire sotto una montagna di cuscini che a momenti sfonda il tetto. Vedete, ecco, io...Io amo i finali fatalisti. (La goduria nell'incredibile smerd che ho appena lanciato.)Volevo fare l'entrata ad effetto, figuratevi se questo è il mio segreto inconfessabile. Sarei veramente una persona noiosa, oh. Eh, in realtà ho tanti scheletri nell'armadio. Cose che voi umani non potete neanche immaginare.Comunque sì, io amo i finali fatalisti, per quanto l'idea di un destino, di un qualcosa di superiore che sconfigge l'uomo e le sue misere speranze non mi garbi. Più che altro è il suo effetto scenico, artistico che mi ammalia. Se dovessi essere più chiara, basterebbe dire che semplicemente a me piacciono i finali drastici. Avete presente quando sentite la mano crudele dell'autore che pone delle staffe, che agisce in modo deciso, drastico sulla storia e sui personaggi. Come emblema di questi finali mi viene sempre in mente la classica scena da film dove si vede l'amato o l'amante che si allontana, senza girarsi, e lo spettatore sa, capisce con dolore, che non ritornerà, non si volterà nemmeno per un attimo. Semplicemente scomparirà e i due non si rivedranno più.Sì, è veramente drammatico - ed è fatalista. O forse è più drammatico il fatto che per me finali del genere siano come una sorta di Sindrome di Stoccolma. Passioni autolesioniste.No aspettate, fatemene venire in mente un altro (prima o poi si parlerà del libro, in realtà c'entra). Visto che involontariamente ne appiccico a bizzeffe nelle mie storie, potrei provare a dirne uno dei miei. Naturalmente di storie che non pubblicherò mai, altrimenti mi rovinerei da sola. Hm, sì, ad esempio c'è questa storia che non ho mai completato e che probabilmente non completerò mai dove il protagonista incontra l'altra protagonista, e vivono una notte emozionante sullo sfondo di una metropoli inglese senza nome. Solo che lui aveva derubato la regina per conto di una specie di associazione che gli avrebbe assicurato una parte dei soldi se lui avesse portato tutto a buon termine. Solo che a mission fatta, non riceve nulla, e si lascia ingenuamente abbindolare da questa associazione, che gli dice di andare ad un determinato indirizzo per ritirare la sua sorta di ricompensa. E disperatamente il protagonista, credo che si chiamasse Charlie (è una storia di tanto tempo fa, ho i ricordi un po' sbiaditi), vaga per la città cercando questo maledetto indirizzo, mentre intanto in città è scoppiato lo scandalo e si cerca affannosamente il colpevole. Incontra per caso Ruby, una ballerina insoddisfatta della vita che lavora in una locanda notturna, e per merito di diversi disguidi si incontrano, e Ruby finisce per voler aiutarlo, anche se è un po' scettica e sconcertata. I due legano, mentre vagano per la metropoli notturna, e all'alba arrivano proprio davanti all'indirizzo dopo sfiancanti ricerche. Ora preparatevi, che arriva il finale: lei, che si sente viva nonostante tutta la miseria addosso, guarda dubbiosa lo scantinato abbandonato e polveroso, e lui, accanto, realizza quello che cominciava ad essere un dubbio (alleluja): l'hanno proprio fregato, l'hanno fregato e lui ci è cascato in un modo quasi vergognoso. E' l'alba, ci sono loro due di fronte allo scantinato, che assume un significato quasi simbolico, e una macchina a quattro ruote che li sta raggiungendo con gran fracasso. Indovinate chi sta arrivando? La polizia, che è riuscita nel frattempo ad arrivare a lui. Charlie, ancora disorientato e annientato, viene ammanettato e portato via. Dalla macchina della polizia gira lo sguardo verso quella che forse è stata una delle persone più importanti della sua vita, nonostante il loro "legame" si fosse fermato solo ad una notte bianca, e la guarda con gran intensità, scoppiando a ridere di punto in bianco.Ruby è ancora lì immobile che avanza un sorriso un po' ombroso, dello stesso temperamento divertito e disperato di Charlie. E bom, schermo nero, pagina bianca finale.Non so se ora mi piacerebbe ancora scrivere un finale del genere, ma ai tempi ne ero ammaliata. Se Buzzati stesse leggendo questa recensione (non potrebbe in ogni caso, che perdita), probabilmente si sarebbe già incazzato. E che cavolo, si parla di me o di te?! C'ha ragione, c'ha ragione. Almeno fosse un finale interessante quello che ho raccontato, narrarlo a distanza di mesi e mesi lo fa sembrare quasi ridicolo. Comunque volevo rendere l'idea dei finali fatalisti che intendo, tanto s'è capito che io parlo sempre a vanvera nelle mie recensioni. Adesso mi vengono una montagna di esempi, mannaggia, ma non posso dilungarmi a dismisura.Ho deciso che leggerò tutto di Buzzati, anche eventuali scontrini della spesa. E il finale che ha scelto per Un amore era perfetto, sono rimasta lì con la mia sindrome di Stoccolma a gingillarmi dal godimento. Tranquilli, non vi ho rivelato molto. M'è sembrato di stare in una camera chiusa dai mille suoni. Si è lì in mezzo alla vibrante storia di Antonio e Laide, si sente la pressione dei muri per via dell'ossessione di Antonio, infatti c'è un vago senso d'inquietudine, ma allo stesso tempo curiosità, vita per i cori così vivaci della prosa di Buzzati. La città è più protagonista che mai, la metropoli e la sua sporcizia, il suo menefreghismo e la sua estrema povertà, non solo a livello metaforico. Prendete i bordelli: lì il senso è letterale. Le puttane giovani che si arrendono ai vecchi borghesi per racimolare soldi, i loro sogni che ristagnano all'angolo, dimenticati insieme ai sacchi di spazzatura. La scontrosità che si incontra nel traffico delle otto di mattina. La corsa del tempo, che lascia indietro i sognatori. Il giorno prima c'era un negozietto che mi piaceva veramente tanto, ma il giorno dopo si è già trasferito, spostato, addirittura eliminato. E le mode che cambiano addossandosi quello che è un'epoca sempre più degenerata, ridicola, che elogia la libertà, ma poi è miseramente schiava come qualsiasi altra epoca. Antonio che si è ammalato, non innamorato, ammalato di Laide, e nella sua mentalità ancora borghese non si rende conto dei mali che infligge alla sua squillo, non si rende conto che fa come tutti (siamo negli anni '60), per quanto sia ossessionato da lei, mette delle barriere fra il suo mondo e quello di Laide . Laide è il diminutivo di Adelaide, il bello è che lo trovo veramente squallido come soprannome. Ho un'amica che si chiama così; in realtà è il suo secondo nome e credo che lo trovi persino imbarazzante, così io per tormentarla sto giocando a chiamarla Laide. Mi piace troppo. E in realtà anche noi non ci rendiamo conto della nostra imbecillità, del protagonismo di Antonio, e anche nostro, che siamo impigliati completamente nella storia (tant'è vero che all'inizio anch'io mi chiedevo se Laide lo prendesse in giro oppure no). Ce ne rendiamo conto solo nel finale, che è quasi come uno schiaffo, come il rimprovero che la mamma fa al suo bambino, che si sente spaesato e colpevole.Tutto questo per merito anche dell'analisi psicologica di Buzzati davvero ottima. La copertina del mio libro in compenso è terribile.

  • Azzurra
    2018-11-26 20:54

    Ancora una volta Milano, questa volta quella degli anni del mio amato Scerbanenco, insomma una Milano a me ormai nota e cara, forse ricercata (e non solo nei libri). Ed è un caso curioso che in questo libro e in quello letto in precedenza ("Supernova" della Santacroce), la città si rifletta in maniera meticolosa nella protagonista del racconto. Questa volta la donnina altezzosa, dal nome profetico Laide (un nome, tra l'altro, che in questo momento mi perseguita), è una ragazzina iperattiva, indifferente, bellissima ma sporca, misteriosa e sfuggente. Buzzati ne descrive abilmente le meschine capacità di giocare con il cuore di un uomo solo, solissimo e borghese, angosciato dall'incedere implacabile del tempo. Si narra dello scontro tra una gioventù spregiudicata e oscura e la pseudo stabilità dell'era adulta, oltre che delle solite lotte di classe tipiche di quell'epoca. Antonio si innamora della Laide perché vuol studiare e toccare ciò che non potrà essere mai, perché indietro nel tempo non si torna e non si può diventare chi non si è mai stato. Lo stile di Buzzati è irriverente, a dire il vero alle volte snervante, ma illustra chiaramente (a volte, perché no, fa riconoscere) situazioni e paranoie, fantasie e realtà di un amore fittizio e forzato. Il lettore è facilmente portato a compatire l'innamorato e a condannare Laide. Non c'è rivalsa per l'orrore della vita precedente (solo accennata da delicati escamotage, come quello della fotografia ritrovata nell'armadio) di questa ragazza, non si riesce facilmente a giustificarne i capricci, perché Buzzati ci fa vivere solo i patimenti d'animo dell'innamorato (che ovviamente, considerando l'epoca e il personaggio, diciamola tutta, è un po'maschilista). Ma io non ci casco, a me Laide risulta simpatica. Eppure, come in ogni storia di amore che si rispetti, arriva la fine. La fine dei tormenti amorosi, dei sospiri e del sentirsi vivi, anche a 50 anni. Forse anche Laide, alla fine, riesce ad adeguarsi. 4+ Basta, inizierò a leggere le opere di Buzzati cronologicamente.

  • Serena.. Sery-ously?
    2018-11-23 16:52

    Un libro 'erotico' e sensuale VERO, altre che quelle porcatelle odierne!Sì perché erotico non è 'cazzo', 'figa' e 'scopare'. (Scusate, ho cercato un modo elegante per scriverlo, ma il punto era proprio questo: l'uso di parolacce e di scene di sesso buttate a casaccio come EROTISMO.. Please kill me)Leggetevi "Un amore" di Buzzati e vedete cosa vuol dire descrivere il sesso in modo erotico senza necessariamente descrivere nei minimi particolari l'amplesso o usare 'paroloni' e quanto squallidi risulteranno poi i romanzi UN SACCO FYGHI di oggi in cui si finge di avere una trama per dirci quanti orgasmi raggiunge il fortunato protagonista! (Certo poi c'è il livello PRO con "L'età dell'innocenza", ma dettagli :D)La storia è magistrale: lo sbocciare di un amore che diventa un'ossessione e svilimento, l'incontro di due anime completamente opposte, la perdita del raziocinio (Dorigo - felice nome del nostro protagonista, perché per Dino i nomi normali sono troppo out - dopo un po' si rincretinisce totalmente e diventa una pezza da piedi di Laide), lo sfruttamento psicologico da parte di suddetta Laide, per non parlare poi dell'analisi lucida che l'autore fa delle prostitute e dei 'clienti, dell'amore e della passione... Credetemi, è grandiosa. Leggetela.Se le aveva chiesto di lei e della sua vita, era solo per il fascino che esercitava su di lui l'ambiente sconosciuto, la esistenza di quelle ragazzette. Come vivevano? Con quali aspirazioni? Come facevano a resistere? Chi erano i loro veri uomini? Esse partecipavano del mondo delle famiglie oneste e normali e insieme della malavita, frequentavano i più ricchi figli di famiglia, entravano nelle loro ville sontuose, salivano a bordo delle loro Ferrari e dei loro "yachts" illudendosi di appartenere alla loro società ma in realtà adoperate da questi signori come puro strumento di svago e di libidine e perciò totalmente disprezzate. Entravano come ospiti di riguardo nelle "garçonnières" dei miliardari ma se piantavano grane o non si sottomettevano docilmente ai capricci più osceni e umilianti, o chiedevano diecimila lire in più, venivano magari poi cacciate a sberle, da uomini ubriachi, con epiteti infamanti, tal quale le infime da marciapiedi. Ostentavano la conoscenza delle sarte di lusso e dei grandissimi alberghi internazionali, raccontavano di frequentare i "nights" d'alto bordo, nei negozi erano incontentabili e altezzose, per la via camminavano col piglio sdegnoso di principesse irraggiungibili ma poi, per un biglietto da cinquemila, correvano trafelate a soddisfare, nell'alberghetto vicino alla stazione, la lussuria di un sensale cinquantenne, grasso e sudicio, che le trattava come serve. D'improvviso si rende conto di quello che forse sapeva già ma finora non ha mai voluto crederci. Come chi da tempo avverte i sintomi inconfondibili di un male orrendo ma ostinatamente riesce a interpretarli in modo da poter continuare la vita come prima ma viene il momento che, per la violenza del dolore, egli si arrende e la verità gli appare dinanzi limpida e atroce e allora tutto della vita repentinamente cambia senso e le cose più care si allontanano diventando straniere, vacue e repulsive, e inutilmente l'uomo cerca intorno qualcosa a cui attaccarsi per sperare, egli è completamente disarmato e solo, nulla esiste oltre la malattia che lo divora, è qui se mai l'unico suo scampo, di riuscire a liberarsi, oppure di sopportarla almeno, di tenerla a bada, di resistere fino a che l'infezione col tempo esaurisca il suo furore. Ma dall'istante della rivelazione egli si sente trascinare giù verso un buio mai immaginato se non per gli altri e d'ora in ora va precipitando. Una specie di arsura interna in corrispondenza della bocca dello stomaco, su su verso lo sterno, una tensione immobile e dolorosa di tutto l'essere, come quando da un momento all'altro può accadere una cosa spaventosa e si resta inarcati allo spasimo, l'angoscia, l'ansia, l'umiliazione, il disperato bisogno, la debolezza, il desiderio, la malattia mescolati tutti insieme a formare un blocco, un patimento totale e compatto. E capire che la faccenda è ridicola, stolta e rovinosa, che è la classica trappola in cui cadono i cafoni di provincia, che chiunque gli avrebbe dato dell'imbecille e che perciò da nessuno può attendersi consolazione, aiuto, o pietà, consolazione e aiuto possono venire unicamente da lei ma lei di lui se ne frega, non per cattiveria o gusto di far soffrire solo che per lei egli non è che un cliente qualsiasi, del resto cosa ne sa Laide che Antonio è innamorato? Perché dunque due stelline?? Ho fatto una media tra la storia (considerando anche che è stata scritta nel 1964 e che è in parte autobiografica) che per me è assolutamente da 5*, e la scrittura che non ne meriterebbe nemmeno una e mi ha fatto troppo incarognire; ad essere buoni, forse gli avrei dato 3*, ma ho deciso che meritava di essere punito :DL'ho trovata odiosa e quasi buttata lì: trascurata, sciatta (o finta tale, l'efetto è lo stesso) piena di errori, senza coesione, con una specie di stream of consciousness usato con la tecnica "A cazzo di cane".. Mamma che nervi!!Per esempio, no, è così difficile scrivere una frase con i verbi che concordino tra loro? Io qui gli avrei voluto menare, a Buzzati!Era così persuasivo il loro discorso che a un tratto egli fu preso da un turbamento interiore, si spostò sulla destra e si è fermato. A me purtroppo la cosa proprio non va giù, mi fa venire l'ulcera!!

  • Grazia
    2018-11-22 18:48

    Un romanzo che ha la forza di una confessione, leggi e ti pare di avere al fianco un amico, che ti racconta le sue pene amorose...E tu, per quasi tutto il romanzo, vorresti averlo davvero accanto, per dirgli: "Ma mollala, 'sta "maschietta", ma non vedi che questo non è amore? E' forse una Ossessione. Una Dipendenza. La voglia di trattenere la Giovinezza che sfugge, la Paura della Morte. Il desiderio di Possesso di una persona che non si fa possedere... e per di piu', per tentare di farlo, usi il denaro..."Fosse facile... Dorigo tutte queste cose le sa anche da solo :).Poi gli ultimi due capitoli. Ribaltano un po' tutto.Un romanzo veramente molto bello, e, credo, molto coraggioso, anche e soprattutto per l'epoca in cui è stato scritto.Lo stile narrativo molto coinvolgente: il passaggio dalla terza persona al monologo interiore è molto efficace, e forse è cio' che da' al romanzo il sapore, cosi' forte, della confessione.Mi è poi venuta una riflessione sul linguaggio... Se leggi un romanzo piu' o meno dello stesso periodo e di pregio simile tradotto (ho in mente "Stoner") il romanzo acquista in attualità (appunto perchè tradotto col linguaggio del nostro tempo), ma perdi la storia, perdi cioè quanto del periodo storico ti puo' raccontare il gergo utilizzato al tempo...

  • Romina
    2018-11-26 19:37

    Libro che mi ha coinvolto piano piano; colpisce però per l'amore che Dorigo prova per Laide,( ballerina dalla doppia vita), tanto da non pensare solo che a lei.Ama questa donna con tutta l'anima a tal punto da distruggersi e perdere il rispetto di se stesso, pone però, senza capirlo delle barriere tra il suo mondo borghese e quello della sua amata Laide.Una storia d'amore frustrante e ossessiva.

  • Come Musica
    2018-11-30 16:47

    «Mi sei molto simpatico, se proprio vuoi sapere. Mi fai tenerezza. Mi sembri un uccellino spaventato, con un’ala rotta.»Così Piera apre gli occhi ad Antonio.Una storia di un amore malato che poi, con un colpo di scena, guarisce.Una storia metaforica sulla borghesia e sul proletariato, scritta egregiamente da Buzzati.Una storia che per quasi tutto il 90% dell'ebook mi ha dato ai nervi, per poi spiazzarmi sul finale.

  • Cristina - Athenae Noctua
    2018-11-18 19:05

    Un borghese innamorato di una ninfa terribile, uno spaccato di realismo umano e una narrazione intrisa di simbolismo e flusso di coscienza: con Un amore Buzzati raccoglie l'eredità della narrativa primonovecentesca e la porta ad esiti contemporanei che dimostrano la necessità di una rivalutazione globale dell'opera e dell'autore.http://athenaenoctua2013.blogspot.it/...

  • Victor Morosoff
    2018-11-19 15:05

    Dureros de autentic. Buzzati nu face nicio concesie disimularii sentimentale. 4,4/5

  • Bbrown
    2018-11-19 15:36

    To someone reading Buzzati's works translated into English, A Love Affair feels like an outlier: most of Buzzati's translated works are more fantastical, often in a similar vein as Borges, Kafka, or Calvino, and they also tend to be short stories or novellas (The Tartar Steppe being an exception, but still under 200 pages). In contrast, A Love Affair is a full novel, and it is more tethered to reality than any other Buzzati book I've read. It also appears to have gained far less attention in its English translation than other Buzzati works, the last (only?) English translation being from 1987. Buzzati, in my opinion, is a criminally underrated author in the English-speaking world, but A Love Affair isn't the book I'd point to in order to make that argument. Buzzati certainly makes a cliché premise into something more interesting, and certain passages show his strength as a writer, but overall I expect this work to be less memorable than the others of his I've read. A Love Affair is the story of an upper-middle-class man (late 40s, early 50s) named Antonio falling in love with a just-turned-twenty prostitute named Laide. Doesn't the story of an older man falling in love with a young prostitute immediately strike you as cliché? It certainly struck me that way at first, but after thinking about it I'm hard-pressed to name more than a couple other stories where this is the premise (one of which, Nana, the book explicitly references). Nevertheless, it feels as though it's a premise that you've read before, and the large majority of the book does nothing to dispel this impression: Antonio is at first constantly worried that he'll never see her again, and later is obsessed with the idea that she's been sleeping with other men. Laide takes advantage of him and appears to have no real affection for him, and whenever he confronts her about her implausible absences she feeds him lies that he swallows hook, line, and sinker. It's the naive man being used by the manipulative woman, another cliché story which Buzzati mines for some humor and some cringe-inducement. When Antonio proposes that he pay Laide a generous weekly allowance for the right to see her (non-exclusively) two or three times a week and she accepts, he feels it to be a victory - as readers, we can't help but laugh and feel sorry for him.In the end though, Buzzati does elevate the story, in a way. I was expecting a twist of some kind, for instance that, despite it appearing as though Laide was sleeping around and feeding Antonio obvious lies, Laide actually loved him and was telling the truth. Or that Laide would be caught in flagrante with another man, finally spurring the passive Antonio into action. Or that Antonio would fall in love with someone else, a respectable woman closer to his own age maybe, and Laide would be left to try to win him back. None of these sound particularly interesting, to be sure, but I knew something needed to happen, and indeed it did: (view spoiler)[Antonio breaks with Laide and speaks to one of her friends (who is also a prostitute) who explains the prostitute's perspective in all of this. Of course Laide has been cheating on him, she's a prostitute who Antonio essentially tried to buy, which of course didn't inspire Laide to love him. More than that, their social positions mean that Laide could never have fully loved him even if she had wanted to, since there was no way that Antonio would have ever introduced Laide into his middle-class world. Antonio would never have introduced Laide to his friends or family, much less married her, since she is a prostitute, after all. So, while Laide was certainly inflicting pain on Antonio by continuing to sleep around, being indifferent to him, lying to him, there could never have been a true loving relationship instead of that. Antonio has been playing as much of a role as Laide has. None of this is of great insight to relationships, but the book prior to this had always been from Antonio's perspective, so I had never thought about Laide's perspective with as much depth as Buzzati presents it here. Once Laide's perspective is presented, Antonio's role as a kind but put-upon man in love is eroded so thoroughly that you retroactively reassess the book's prior events. (hide spoiler)]Such a development is far more interesting that the twists I had envisioned, as I should have expected from an author of Buzzati's quality. The final chapter also builds on this development, presenting the characters in a new light. Nonetheless, this doesn't retroactively erase all of the book's flaws. Antonio's thoughts and suspicions are relatable, but that doesn't prevent him from ultimately being a stock character. The same is true for Laide. Obviously the ending "twist" may have been undercut in some ways had that not been the case, but it doesn't make them any more interesting as characters. Buzzati's writing is often quite good, but the subject matter doesn't let it rise to its zenith as often as in his other works. Ultimately, the biggest flaw is that, up until the last couple chapters, A Love Affair is boring. At around the hundred page mark I put this book down and read about five others before picking it up again. The ending chapters certainly elevate the work overall, but not so much as to make it great, or something I can recommend. 3.5 stars, rounded down.This certainly isn't the best place to start with Buzzati, I'd instead recommend picking up one of his short story collections if you can find one for a reasonable price, otherwise The Tartar Steppe is an okay introduction, though it is longer and more like Kafka than his work is typically. Regardless, Buzzati is definitely someone you should read if you haven't already.

  • Cynthia Collu
    2018-11-30 18:47

    E POI GIU' IL DESERTO Venticinque anni fa o giù di lì leggevo per la prima volta “un amore”. Pochi anni prima avevo terminato “Il deserto dei tartari”, e mi aveva lasciato dentro un tale rimescolio che non osavo conoscere altro di Buzzati – né Il deserto l’ho mai più ripreso in mano, troppo presente la possibilità di una delusione (e chi vorrà mai farsi defraudare della dolcezza di un ricordo, della solarità melanconica dell’infanzia? molto meglio lasciare le cose dove stanno, posate come pulviscoli nella luce). Un amore non mi era piaciuto granché. Il “deserto” se lo ingloba, e mentre noi cerchiamo di seguirne le tracce lo fa smarrire tra le dune lo inghiotte nelle sue viscere di sabbia e prevale nei nostri ricordi. Così “Un amore” non mi era molto piaciuto. Ho dovuto – voluto – riprenderlo in mano adesso che sto scrivendo delle cose, e mi serviva rileggerlo. E così ho scoperto, è difficile dirlo, è difficile non essere fraintesa, che Buzzati è un grande scrittore. Intendiamoci, lo sapevo anche prima, di lui era presente la malinconia e tutto il resto, insomma le cose che tutti sappiamo di lui mentre leggiamo Il deserto dei tartari, ma non mi ricordavo anzi non ero in grado di capire che splendido trapezista del linguaggio fosse questo autore. Mi sono ritrovata incredula a ritrovare l’ossessione del protagonista negli arditi passaggi verbali (in una breve frase ce n’erano tre: passato remoto, presente e futuro, tutto nella stessa brevissima frase), negli improvvisi cambi di marcia delle voci (perché Buzzati passa dalla terza persona alla prima con un’eleganza sfacciata, con una tale allegra impudicizia che manco ce ne si accorge se proprio non lo si deve volere), nella costruzione delle frasi. Ossessione data dal ritmo delle parole ripetute elaborate semplici pulite senza virgole con le virgole i punti dove non te li aspetti. Ah. Siamo nel 1963. Così mi sono data della stupida per aver aspettato tanto e ho dato degli stupidi a quelli che gli autori italiani manco per le palle, anche quelli del novecento cicca, sono meglio gli americani gli israeliani i cecoslovacchi insomma noi sempre di serie b, tanto per non smentirci. Ragazzi, leggetevi Buzzati. La storia? Ah, sì, un cinquantenne s’innamora di una prostituta giovanissima, lei lo piglia per i fondelli e lui ci soffre. Il finale è stupendo.

  • Ginny_1807
    2018-11-23 14:39

    Anatomia di un amoreRomanzo greve e ossessivo, nel quale tutto è ambiguo ed equivoco, a partire dalla Milano degli anni Sessanta che fa da sfondo alla storia: sfavillante di lusso, vetrine e attività lucrose, ma rapida a presentarsi grigia, sudicia e squallida non appena si imbocca una via secondaria. La stessa doppiezza si riscontra nei personaggi principali: Dorigo, un maturo architetto all'apparenza irreprensibile che, per timidezza e senso di inadeguatezza con le donne, soddisfa i propri appetiti sessuali con le prostitute; e Laide, giovanissima squillo, con le sue menzogne, i suoi capricci e i meschini sotterfugi. L’amore irrompe inatteso e devastante nella vita di Dorigo alla soglia dei cinquant’anni, annientando l’equilibrio e la dignità di un uomo per natura freddo e calcolatore, ma non il suo falso perbenismo. Le umiliazioni, i sospetti e il tormento di questo sentimento non corrisposto sconvolgono la sua inerte e pallida esistenza, gli levano il sonno e la serenità, ma al tempo stesso lo fanno sentire per la prima volta autenticamente vivo. Buzzati disseziona con puntiglio e grande maestria le pulsioni e gli stati d’animo del protagonista, consegnandoci quella che appare come una crudele vivisezione del sentimento amoroso, in tutta la fragilità e l’angoscia delle sue vane illusioni, ma anche nel magico mistero che lo contrappone alla noia, alla solitudine e al pensiero della morte.

  • Mattia Pascal
    2018-11-15 21:49

    Burjuva Antonio Dorigo, genelev işleten Sinyora Elmerina'ya bi' gün bi' telefon açar ve önceki gibi ruhsuz ve kaba olmayan, karanlık ve zarif bi' kadın bulmasını ister. Sinyora Elmerina da müşterisinin istediği gibi ona esmer, saçları siyah ve dalgalı, bacakları düzgün, kalçası dar bi' kız bulur. Kızın ismi Laide'dir. Aynı akşam birlikte olurlar ve devam eden başka akşamlarda da. Laide'nin ilk akşamki etkisi günler geçtikçe Dorigo'da bağımlısı olduğu tutku halini alır. Tutku -Dorigo'ya göre aşk olan bu duygu- zamanla Dorigo'nun özsaygısını kaybetmeye neden olacak boyutlara ulaşır.Dorigo’nun Laide’ye olan aşırı tutkusu, kıskançlığı, ona beslediği özlem ve şehvet ve Laide’nin her şeye karşı takındığı kayıtsız tavır roman boyunca, cesur ve açık bi' dille işlenmiş. Hatta Buzzati, Dorigo'nun kendi özsaygısını yitirişine ruhsal açıdan daha gerçekçi bi' dayanak oluşturmak için bilinçli olarak "ruhsal acı" sürecini uzatmış. Buzzati'yi sevmeme karşın, bu bölümleri hızlıca okuyup geçtim.Dorigo'nun bi' yıkıntı haline dönüştüğü romanın son düzlüğünde ise Buzzati, sınıf farklılıkları, kadın-erkek ilişkileri, aşk ve tutku değişkenleri üzerinden sağlam bi' kaç tokat indiriyor Dorigo'ya ve bana. Roman boyunca Laide mecbur ve masumdu bunu biliyorum fakat ne zaman Buzzati okusam o kekremsi tadı duyuyorum, bu kez utanarak.

  • ilaria
    2018-12-05 17:58

    La storia dell'angoscia di Dorigo, architetto milanese, quasi cinquantenne. Angoscia e dolore per la sua ragazzina, la Laide, una prostituta ventenne. Questo romanzo è veramente fatto di "seghe mentali", la vicenda gira intorno ai complessi, alle umiliazioni, ai pensieri del protagonista. Fondamentale è il ritmo che Buzzati ha dato alla narrazione, ha tenuto viva l'attenzione, ha fatto vivere la sofferenza e i dubbi di Dorigo, ha delineato il carattere dei due protagonisti talmente bene da averceli davanti agli occhi.

  • Virginia
    2018-11-16 17:40

    "E tu cos'eri per lei?""Io le ho voluto bene sul serio"."Bene sul serio? Semplicemente te ne eri ammalato, ne avevi bisogno, hai fatto di tutto per averla, in modo bestiale ma l'hai fatto. Ma la consideravi una disgrazia, vero o no che la consideravi una disgrazia?""Era, una disgrazia""E questo lo chiami amore?"

  • Shampoo Per Menti Marce
    2018-12-10 15:54

    Quell'arsura interna che dalla bocca dello stomaco va verso lo sterno scatenandosi in una tensione immobile e dolorosa è tremendamente eloquente. Chi non l'ha provata? Ho adorato dall'inizio alla fine questo libro. Non conoscevo Buzzati e se ho iniziato questo libro l'ho fatto solo per sperimentare. Non ci fu esperimento più riuscito. Me lo porterò sempre dentro e probabilmente lo rileggerò. Un amore di libro.Che disagio ho provato di fronte alla debolezza di Antonio. Quante volte ho tifato per lui sperando che tirasse fuori, finalmente, i denti. "ca*** ribellati! Non lo vedi come ti sta trattando? Non la considerare! Lasciala lì che parla al telefono" Ho imprecato non poco.Fossi stato un suo amico avrei provato a svegliarlo a suon di sberle. Da amico però avrei anche capito il suo dolore. Avrei capito il suo sentimento e non l'avrei giudicato. Stupido e non può farci niente. Stupidi e non possiamo farci niente. Difficile scampare."No. NO! Non spedire quella dannata lettera" Le mie imprecazioni continuano."Va bene vado subito? Le hai risposto veramente così? Ti uccido.. " "Non telefonare. Non farlo. Resisti. Bravo così"Imprecazioni pt.3Tolti i panni dell'amico mi sono messo in quelli della Laide in persona. Stranamente non mi è riuscito difficile. In tutti i suoi gesti scorgevo tanta tristezza. Con una forza a cui non poteva resistere, respingeva l'unico porto a cui potesse ancorarsi. Questo porto non era nè bello nè affascinante e soprattutto non era giusto eppure era un posto migliore di tutti gli altri. Così guidata da questa forza lacerante e risucchiata nel suo mondo di eccessi, di scurrilità, riusciva a mantenere una sua dignità.E quindi da che parte schierarsi? Con il più debole o con la più forte? Con il più fote o con la più debole? Non esiste una definizione e non esiste uno schieramento. Entrambi sono vittime di un destino amaro a cui tentano, invano, di resistere. La felicità per il nostro caro Antonio e per la nostra cara Laide, diminutivo di Adelaide, non è che una pallida ombra.

  • Martolina
    2018-11-17 20:00

    Un libro incredibile. Che con una scrittura straordinaria ti toglie il fiato, tra una dettagliata descrizione di Milano e una critica dei ricchi borghesoni, facendoti arrovellare il cervello sull'irrazionalità e malattia dell'amore di Antonio. Un amore che è vita, ma è anche disgrazia.<<"Io le ho voluto bene sul serio." "Bene sul serio? Semplicemente te ne eri ammalato, ne avevi bisogno, hai fatto di tutto per averla, in modo bestiale ma l'hai fatto. Ma la consideravi una disgrazia, è vero o no che la consoderavi una disgrazia?" "Era una disgrazia." "E questo lo chiami amore?">>Diventiamo anche noi Antonio Dorigo, con la sua incapacità di agire e la sola capacità di pensarepensarepensare immaginando gli scenari peggiori, ma ricascando in un circolo vizioso a ogni respiro della sua amata Laide.Bellissimo (ma per fortuna è finito, mi stavo friggendo il cervello).

  • Roberta
    2018-11-29 22:42

    Bellissimo romanzo, questo, e lo dico nonostante io abbia sempre meno pazienza con i masochisti e sia sempre più pragmatica. Qui però ci sono delle pagine bellissime sull'amore, e delle pagine bellissime su una Milano che da una prospettiva sembra una cittadina provincialotta in cui tutti conoscono tutti, da un'altra viene descritta come una metropoli in fieri, una città violenta e senza cuore che pulsa e vive con i suoi milioni e milioni di abitanti ferocemente impegnati nella loro lotta per la sopravvivenza. Poi ci sono delle pagine interessanti sugli ideali borghesi di un Italia che negli anni Sessanta stava cominciando a cambiare, ma mai troppo.Continua quihttps://abrightshininglie.wordpress.c...